SLOW BEER

Lo SLOW FOOD ormai da anni è impegnato a ridare valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni.

 

Seguendo gli stessi principi, definire la mia birra una SLOW BEER per me significa promuovere una birra artigianale di qualità che sia il più possibile espressione del suo territorio. Ma significa anche cercare di educare il palato a gusti semplici ma espressivi della nostra terra.

 

Sono originaria delle Langhe, figlia d'arte per quanto riguarda l'amore per il buon vino. Mio papà (l'enotecnico Livio Testa per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo) si è sempre dedicato con passione a produrre vino di qualità, e così oggi mio fratello Federico.

 

Qui in Valle Orco, dove non viene coltivata l'uva, ho trovato nella birra un modo altrettanto appagante per realizzare "fuori luogo" il mio DNA in fermento.

 

Ma non poteva bastarmi "una birra qualunque"... e neppure ispirarmi "a fotocopia" alle consolidate ricette straniere, o ad altri birrifici...

 

Inizia da qui il mio percorso di ricerca, che sarà lungo, ma che avrà sempre come obiettivo quello di valorizzare - x quando possibile - l'uso di materie prime locali (come l'acqua pura, il luppolo selvatico, le erbe, le bacche ed i fiori di montagna) o nazionali (malto d'orzo e di frumento), e di prodotti tradizionali del mercato di nicchia del Canavese, come ad esempio il mais pignoletto rosso, le castagne, ed altri ingredienti che presto verranno inseriti nella produzione sperimentale stagionale AQTF (acqua-terra-fuoco).

 

Il tutto condito dalla cottura del mosto fatto come una volta, a fuoco. Il fuoco che consuma, e che concentra i sapori... una birra al civet, insomma!

 

 

A causa di questa mia ricerca, la mia produzione sarà sempre limitata: procedo a singole cotte da 30-50 litri. Da qui la definizione "nano birrificio", o "cit birrificio" alla piemunteisa.

 

Nessuna delle mie birre sarà mai identica a se stessa, la sua ricetta cambierà e si perfezionerà ogni volta, e col tempo migliorerà, e assomiglierà sempre di più alla nostra meravigliosa terra.

 

Fare birra per me è come cucinare: la ricetta è sempre in evoluzione!

 

Nuovi sapori dunque, nuovi aromi, e sostegno ai produttori locali e italiani.

 

Slow Beer, infine, significa anche lavorare a misura delle proprie possibilità.

 

La piccola produzione realizzata completamente a mano sicuramente aumenta i costi del prodotto finale, ma non richiede i grandi investimenti che spesso mettono in difficoltà l'imprenditoria italiana.

Nell'epoca dei grandi numeri e del successo a tutti i costi, crearsi una minuscola impresa a respiro locale, che sia in grado di dare un sostegno al proprio nucleo familiare, è un'opportunità che i giovani hanno bisogno di  riscoprire.

 

Voglio incoraggiare e sfidare la nostra gioventù a far fruttare - anche nel piccolo - i propri talenti, a non aspettare "il posto fisso" alla Checco Zalone, ma a intraprendere..., ad osare, imparando a guardarsi intorno per scoprire le infinite e interessanti sfide ed opportunità offerte dal nostro territorio.

 

Giorgia Testa